La Società sezionale di Ginnastica in Bologna fu fondata il 17 gennaio 1871. Nasceva, sul far della sera, alle scuole tecniche San Domenico, quella che sarebbe divenuta la Sef Virtus Bologna. L’iniziativa fu del ginnasiarca Emilio Baumann. Più avanti, la denominazione fu cambiata in Società Ginnastica di Bologna, e come simbolo furono scelte 4 Effe disposte a croce romana: forte, franco, fermo e fiero, le virtù di cui doveva disporre il vero ginnasta.

Siamo nel 1927, la Società di Educazione Fisica da oltre mezzo secolo, dal 1871, porta gloriosamente il suo nome in giro per l’Italia e per il mondo quando muove i primissimi passi la Virtus pallacanestro. Il nome Virtus è comparso nella denominazione sociale dal 1889, su proposta del presidente Modoni. Ebbene in quel 1929 due ragazzi della Virtus, della sezione atletica si recano dal segretario generale Mario Negroni, nel suo ufficio, che si trova appoggiato alla prima colonna della navata centrale della chiesa sconsacrata di Santa Lucia, in via Castiglione, per chiedere di potere avere un campo in cui cimentarsi nella palla al cesto.
Il primo scudetto ha una storia tutta particolare: i dirigenti della Virtus furono sospesi perché sospettati di troppa vicinanza al regime e così l’inizio del campionato fu disputato da una squadra mista Virtus Fortitudo, sotto il nome di Fortitudo Sisma. I dirigenti furono prosciolti solo a primavera, giusto in tempo perché la squadra riprendesse la denominazione Virtus e vincesse a Reggio Emilia il girone B della fase semifinale nord, battendo Genoa, Ginnastica Torino e San Giusto Trieste. Le finali sono in programma a Viareggio e la Virtus ci arriva in camion; le gare si disputano su un campo in terra battuta. le V nere battono nettamente la Libertas Roma e per 35-31 la Reyer Venezia, con Rapini autore di 11 punti: è il primo titolo italiano, vinto il 28 luglio 1946.


L’avvento della figura carismatica dell’Avvocato Gianluigi Porelli, che divenne presidente della società, anticipò una svolta imminente in casa Virtus. Il Madison divenne una sorta di teatro del basket, e il popolo bianconero si lanciò in una vera e propria “corsa all’abbonamento”. Porelli chiamò ad allenare la Virtus un allenatore americano fino ad allora non molto noto, che faceva il coach della nazionale cilena. Dan Peterson, arrivato a Bologna, riportò le V nere alla vittoria di un trofeo, la prima Coppa Italia, nel 1973/1974. Dopo due anni, e venti di attesa, fu di nuovo scudetto. Gli anni ’80 non furono i migliori per la Virtus. A nobilitare il decennio fu la conquista del decimo titolo, lo scudetto che consentì alla Virtus di fregiarsi della stella d’oro sulle canottiere. Era l’83-84, e in panchina sedeva Alberto Bucci, che quell’anno conquistò anche la Coppa Italia.
Una Virtus stratosferica nella stagione 2000/2001: 68 vittorie su 78 gare (87,18%) quarta percentuale assoluta, prima in stagioni con almeno trenta gare. Meglio quindi di quella del 1998, anche se il dibattito su quale sia stata più forte non finirà. Grande Slam (Campionato, Coppa Italia ed Eurolega), tre titoli, mai successo prima nella storia bianconera.


Nella stagione 2015/2016 arriva il momento più triste della storia bianconera: la Virtus retrocede in Serie A2, prima retrocessione sul campo. Un purgatorio dal quale è difficilissimo risalire. La Virtus, targata Segafredo, cambia però aria perché l’impegno di Massimo Zanetti in Fondazione diventa sempre più importante, e porterà l’industriale trevigiano, da sempre vicino allo sport bolognese, a diventare il principale azionista della società, un bel segnale in chiave futura. La Virtus torna subito nella massima serie: da quel momento in pochi anni, due scudetti, la Basketball Champions League ma soprattutto la vittoria dell’EuroCup che permette alla V nera di tornare in Eurolega.
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